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La posta del Blog : Mio figlio non vuole fare i compiti!

  • Immagine del redattore: Alessandra Avenale
    Alessandra Avenale
  • 11 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

Cara dottoressa,

ogni pomeriggio la stessa storia: quando è il momento dei compiti mio figlio protesta, rimanda, si distrae e finiamo quasi sempre per litigare. Io mi arrabbio perché sembra che non abbia voglia di fare nulla, lui si innervosisce e spesso perdiamo molto tempo senza concludere.


Vorrei aiutarlo ma non so più come fare. Devo stargli accanto? Devo lasciarlo da solo? Devo essere più severa?


Come posso far fare i compiti a mio figlio senza trasformare ogni pomeriggio in una battaglia?*





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Cara mamma,


quella dei compiti è una delle difficoltà più comuni nelle famiglie con bambini e ragazzi in età scolare. Non è solo una questione di studio: spesso i compiti diventano un terreno emotivo e relazionale, dove si intrecciano autonomia, motivazione, stanchezza e dinamiche familiari.


Prima di tutto è importante sapere una cosa: se ogni pomeriggio si crea tensione, non significa che state sbagliando come genitori. Significa semplicemente che serve trovare un modo diverso di organizzare questo momento.


1. Creare una routine chiara


I bambini funzionano meglio quando sanno cosa aspettarsi. Stabilire un orario abbastanza fisso per iniziare i compiti aiuta molto. Prima dei compiti può esserci un piccolo rituale: merenda, qualche minuto di pausa, poi si inizia.


La routine riduce le trattative continue e rende il momento dei compiti più prevedibile e meno conflittuale.


2. Suddividere il lavoro


Molti bambini si bloccano perché vedono tutti i compiti come un unico grande “peso”.

Può essere utile dividerli in piccoli passi:


prima italiano


poi una pausa breve


poi matematica


infine lettura o studio



Questo metodo aiuta il bambino a percepire obiettivi raggiungibili, aumentando la motivazione.


3. Non diventare “l’insegnante”


Un errore molto comune è trasformarsi nel controllore o nell’insegnante dei compiti. In realtà il ruolo del genitore dovrebbe essere più quello di facilitatore: aiutare a organizzarsi, incoraggiare, ma non fare il lavoro al posto suo.


Se il bambino sente che il genitore controlla ogni cosa, può reagire con opposizione o dipendenza.


4. Rinforzare lo sforzo, non solo il risultato


Molti bambini si scoraggiano perché ricevono attenzione solo quando sbagliano o non fanno i compiti.


È importante valorizzare anche piccoli progressi:


“Hai iniziato subito oggi, bravo.”


“Mi piace come ti sei organizzato.”



Il rinforzo positivo aumenta molto la collaborazione.


5. Ridurre le distrazioni


Un ambiente semplice aiuta la concentrazione:

scrivania ordinata, televisione spenta, telefono lontano.


A volte la difficoltà nei compiti non è mancanza di volontà ma eccesso di stimoli intorno.


6. Capire cosa c’è dietro la resistenza


Quando un bambino evita sistematicamente i compiti, può esserci qualcosa sotto:


difficoltà di apprendimento


paura di sbagliare


stanchezza


bisogno di autonomia


oppure semplicemente poca organizzazione



Osservare il comportamento del bambino aiuta a capire se è solo un problema di metodo oppure se serve un supporto più specifico.



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Un pensiero importante


I compiti non dovrebbero diventare il centro del rapporto tra genitori e figli. La relazione deve restare più grande del problema.


A volte basta cambiare prospettiva: non “far fare i compiti”, ma aiutare il bambino a imparare a gestirli da solo, passo dopo passo.


Con il tempo, e con strategie coerenti, molti bambini riescono a sviluppare autonomia e il momento dei compiti diventa molto più sereno.


Se invece le difficoltà continuano nel tempo o generano forte stress in famiglia, può essere utile confrontarsi con un professionista per capire meglio cosa sta succedendo e trovare strategie mirate.


Perché dietro ai compiti, molto spesso, non c’è solo lo studio: c’è la crescita del bambino.

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