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ADHD, cos'è davvero?

  • Immagine del redattore: Alessandra Avenale
    Alessandra Avenale
  • 5 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

ADHD disattenzione iperattività impulsività

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di ADHD, soprattutto in riferimento a bambini e adolescenti. A volte, però, questo termine viene usato in modo improprio, come sinonimo di “vivacità”, “disattenzione” o “mancanza di regole”.

Come professionista della salute psicologica, ritengo fondamentale fare chiarezza.

Che cos’è l’ADHD

L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) è un disturbo del neurosviluppo, riconosciuto a livello internazionale dai principali manuali diagnostici (DSM-5-TR, ICD-11).

Si caratterizza per la presenza persistente di:

Disattenzione

Iperattività

Impulsività

Questi comportamenti non sono episodici, ma stabili nel tempo, presenti in più contesti di vita (scuola, casa, relazioni) e tali da interferire significativamente con il funzionamento quotidiano.

Non è una questione di volontà

Uno degli errori più comuni è pensare che la persona con ADHD “potrebbe impegnarsi di più se volesse”.

In realtà, l’ADHD è legato a un diverso funzionamento dei circuiti cerebrali che regolano l’attenzione, l’autocontrollo, la pianificazione e la gestione delle emozioni.

Non si tratta di pigrizia, maleducazione o mancanza di intelligenza.

Anzi, molti bambini, ragazzi e adulti con ADHD presentano buone o ottime capacità cognitive, ma faticano a utilizzarle in modo continuo e organizzato.

Come si manifesta l’ADHD

L’ADHD può presentarsi in forme diverse:

Prevalentemente disattento: difficoltà di concentrazione, dimenticanze frequenti, lentezza, apparente “assenza”.

Prevalentemente iperattivo-impulsivo: irrequietezza, difficoltà a stare fermi, risposte impulsive.

Forma combinata: presenza di entrambe le caratteristiche.

È importante sottolineare che non tutti i bambini iperattivi hanno l’ADHD e non tutte le persone con ADHD sono visibilmente iperattive.

ADHD e vissuto emotivo

Oltre agli aspetti attentivi e comportamentali, l’ADHD coinvolge spesso anche la regolazione emotiva.

Frustrazione, bassa autostima, senso di inadeguatezza e fatica nelle relazioni sono frequenti, soprattutto quando il disturbo non viene riconosciuto e compreso.

Molti ragazzi con ADHD crescono sentendosi “sbagliati”, perché ricevono più rimproveri che spiegazioni.

Diagnosi: quando e come.

La diagnosi di ADHD non si basa su un singolo test, ma su una valutazione clinica approfondita che comprende:

Colloqui clinici

Osservazione del comportamento

Questionari standardizzati

Raccolta di informazioni da scuola e famiglia

Una diagnosi corretta non è un’etichetta, ma uno strumento di comprensione e tutela.

ADHD: non solo infanzia.

Contrariamente a quanto si pensa, l’ADHD non scompare con la crescita.

In molti casi persiste anche in adolescenza e in età adulta, cambiando modalità di espressione: meno iperattività motoria, più disorganizzazione, difficoltà di gestione del tempo, impulsività decisionale.

Riconoscerlo anche negli adulti significa offrire nuove possibilità di lettura della propria storia personale.

Perché parlarne in modo corretto.

Parlare di ADHD in modo serio e informato significa:

Ridurre lo stigma

Evitare banalizzazioni

Promuovere interventi adeguati

Sostenere famiglie, scuola e persone coinvolte

L’ADHD non definisce una persona, ma descrive un funzionamento.

E ogni funzionamento, se compreso, può essere accompagnato e valorizzato.

In conclusione

L’ADHD non è una moda, né una giustificazione.

È una realtà clinica complessa che richiede competenza, ascolto e interventi mirati.

Informare correttamente è il primo passo per costruire contesti più inclusivi, dove le differenze non vengano punite, ma comprese.


Se avete bisogno di supporto, maggiori informazioni e un consulto da una specialista, scrivete pure a Associazione Culturale " Accompagnami "



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