Margot Robbie e la sua "relazione tossica con i libri". Cos'è la Dipendenza da libri?
- RosaSpina

- 2 giorni fa
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Dipendenza da libri: quando la lettura diventa una relazione tossica (e perché non riguarda solo gli altri)
«Mi sono accorta di avere una relazione tossica con certi libri».
La frase, pronunciata da Margot Robbie, ha fatto il giro del web perché tocca un nervo scoperto: la dipendenza da libri. Non parliamo di un amore sano per la lettura, ma di quel confine sottile in cui il libro smette di essere nutrimento e diventa fuga, compulsione, insonnia.
L’attrice ha raccontato notti passate a leggere fino all’alba, soprattutto romanzi romantasy e gotici, gli stessi immaginari intensi che oggi ritornano anche nel cinema più emotivo, come nella rilettura di Cime tempestose promossa da Emerald Fennell. Ma cosa succede davvero nella nostra mente quando non riusciamo a chiudere un libro?

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Cos’è la dipendenza da libri (bibliodipendenza)
La dipendenza da libri non è ufficialmente classificata come disturbo, ma rientra nelle dipendenze comportamentali.
Si manifesta quando la lettura:
diventa compulsiva (“ancora un capitolo” che dura ore);
interferisce con sonno, lavoro, relazioni;
viene usata per evitare emozioni difficili;
provoca senso di colpa, ma anche incapacità di smettere.
Non è la quantità di libri letti il problema, ma la funzione che la lettura assume nella vita della persona.
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Perché certi libri creano dipendenza?
Alcuni generi – come romantasy, gotico, romance intensi – attivano meccanismi psicologici molto potenti:
Identificazione emotiva con i personaggi
Escapismo: mondi alternativi più gestibili della realtà
Regolazione emotiva: il libro calma, consola, anestetizza
Dopamina narrativa: cliffhanger continui che rendono difficile interrompere
In pratica, il libro diventa una relazione sostitutiva: non chiede, non delude, non rifiuta.
Quando la lettura smette di essere sana
La lettura è sana quando arricchisce. Diventa problematica quando sostituisce.
Campanelli d’allarme:
leggere per non pensare o non sentire
trascurare bisogni primari (sonno, cibo, relazioni)
ansia o irritabilità se non si può leggere
isolamento crescente
In questi casi, il libro non è più uno strumento culturale, ma una strategia di evitamento emotivo.
Margot Robbie e il coraggio di dirlo ad alta voce
Il valore della testimonianza di Margot Robbie non sta nel gossip, ma nella normalizzazione: anche persone di successo, creative, funzionali possono sviluppare relazioni disfunzionali con attività considerate “positive”.
Dire “ho una relazione tossica con certi libri” significa riconoscere che non tutto ciò che è culturalmente valorizzato è automaticamente sano.
Si può “disintossicarsi” dai libri?
Sì, senza demonizzare la lettura.
Alcune strategie utili:
stabilire orari e confini (niente lettura notturna)
alternare generi emotivamente intensi a letture più leggere
chiedersi: “Perché sto leggendo proprio adesso?”
reintegrare altre fonti di regolazione emotiva (relazioni, movimento, creatività)
Quando necessario, un percorso psicologico aiuta a comprendere cosa il libro sta sostituendo.
Conclusione: leggere sì, sparire no
I libri salvano, curano, aprono mondi.
Ma come tutte le relazioni intense, possono diventare totalizzanti.
La vera domanda non è “leggo troppo?”, ma:
“Cosa sto evitando quando non riesco a smettere di leggere?”
E forse, come ha fatto Margot Robbie, il primo passo è proprio questo: accorgersene







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