Ragazze "nella rete", cosa ci dicono i report sul cyberbullismo a scuola.
- RosaSpina

- 2 mar
- Tempo di lettura: 4 min
Per due giovani su tre la rete non è uno spazio di relazione o intrattenimento, ma un territorio esposto alla violenza. E la metà dei ragazzi e delle ragazze in età scolare, nel corso della vita, hanno subito almeno un atto violento.
È il quadro che emerge dall’edizione 2026 dell’Osservatorio indifesa, realizzato da Terre des Hommes insieme alla community di Scomodo, su un campione tutto italiano di oltre duemila under 26.
Il web non è uno spazio sicuro: revenge porn e molestie online
Il dato più netto riguarda proprio la percezione del web come spazio non safe: per il 66 per cento delle persone è lo spazio più a rischio in assoluto. Una definizione che sposta il concetto di violenza fuori dai soli spazi fisici e lo colloca stabilmente nella dimensione digitale, ormai parte dell’esperienza quotidiana.
Le ragazze dichiarano di aver subito violenza più dei coetanei maschi (57 per cento contro 42). E ancora più alta la percentuale tra le persone non binarie (67 per cento). Ancora le ragazze segnalano come contesti critici i luoghi pubblici non controllati (strade e mezzi di trasporto) ma anche le relazioni intime e familiari. segno che la percezione dello spazio pubblico che cambia a seconda del genere è un tema reale, visto che si presenta già tra le giovanissime. Fa riflettere invece che i ragazzi indicano come spazi critici soprattutto la scuola e il gruppo di pari, cioè coetanei.
Il 45 per cento di chi ha subito violenza riporta molestie sessuali. È un dato che conferma come la dimensione di genere resti centrale: non si tratta solo di comportamenti individuali, ma di una cultura ancora attraversata da stereotipi e squilibri di potere che trovano nel digitale una cassa di risonanza.
Andiamo al revenge porn, cioè alla condivisione di video o foto intime di qualcuno senza il suo consenso: è la paura principale dei giovani. Se il web è percepito come pericoloso, il timore più diffuso è quello di subire questo preciso tipo di violenza: infatti il 59 per cento indica la condivisione non consensuale di immagini intime come rischio principale. A temerlo maggiormente sono, ovviamente, le ragazze.
Bullismo e cyberbullismo: un rischio quotidiano per le ragazze
In compenso il 79 per cento del campione considera rischiosa la condivisione di materiale intimo e quasi tutti sanno di poter denunciare e chiedere la rimozione dei contenuti.
Meno chiara, invece, è la consapevolezza rispetto alle immagini modificate o manipolate: una quota non marginale non sa dire se ne sia mai stata vittima. Segno di quanto la violenza digitale possa essere sottile, difficile da riconoscere e da nominare. L’80 per cento dei giovani e delle giovani dice di aver ricevuto offerte di contatto online da parte di sconosciuti.
Tra le ragazze prevalgono fastidio, incertezza e paura, tra i ragazzi si registra una maggiore quota di curiosità. Forse per questo, forse no, il cyberbullismo è un rischio soprattutto maschile: per il 45 per cento dei maschi - in particolare i più giovani - il pericolo maggiore in rete è il cyberbullismo. Quando si verifica un episodio di bullismo o cyberbullismo, il primo interlocutore restano gli amici; seguono i genitori, soprattutto tra i più piccoli.
Colpisce come il gruppo dei pari sia ancora il primo spazio di elaborazione del conflitto. Una dinamica che può rappresentare una risorsa, ma anche un limite, se manca un adulto capace di leggere e intervenire. Ma sempre di più sono i ragazzi e le ragazze che si rivolgono all'Intelligenza artificiale.
In un contesto segnato da insicurezze e solitudine digitale, la metà dei giovani si è rivolta almeno una volta a un sistema di intelligenza artificiale per chiedere consiglio: per problemi sentimentali (24 per cento), di salute (22 per cento) o supporto psicologico (21 per cento).
Il dato racconta un cambiamento nei confronti della tecnologia, che ormai è un interlocutore a cui affidare le proprie fragilità. Il problema è che non è affidabile.
relazioni tossiche e controllo del telefono
Un terzo dei ragazzi e delle ragazze ha assistito a chat in cui si commentava l’aspetto fisico di altre persone. Di fronte a questi episodi, il 40 per cento ne ha parlato con qualcuno di fiducia, il 36 per cento ha silenziato la chat, il 31 per cento l’ha abbandonata, il 30 per cento ha segnalato i contenuti. Le ragazze tendono più spesso a intervenire o condividere, mentre tra i ragazzi è più diffuso il disimpegno o la minimizzazione.
Anche sul controllo del telefono emergono contraddizioni: la maggioranza lo considera inaccettabile, ma il 69 per cento condivide le proprie password con genitori, amici o partner. In compenso, solo il 2 per cento interpreta il controllo come gesto di rispetto o apprezzamento. La normalizzazione della sorveglianza nelle relazioni affettive, anche tra adolescenti, riflette una cultura in cui il confine tra cura e possesso non è sempre chiaro.
Cosa ci insegnano i dati: l’importanza di educare al consenso e al rispetto
I dati dell’Osservatorio Indifese, attivo dal 2014 e che ha coinvolto finora oltre 74mila adolescenti, vengono diffusi in occasione della Giornata contro bullismo e cyberbullismo (7 febbraio) e del Safer Internet Day (10 febbraio). Terre des Hommes ha siglato un protocollo triennale con la Polizia di Stato per campagne di sensibilizzazione sui reati digitali che coinvolgono minori, come vittime ma anche come autori inconsapevoli.
I numeri, che sono fondamentali per identificare i fenomeni e contrastarli, indicano che la violenza digitale è lo specchio di una società che fatica ancora a educare al consenso, al rispetto delle differenze e alla gestione dei conflitti.
Fonte Alfemminile - LaRepubblica





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